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Visualizzazione dei post con l'etichetta INCIPIT

TUTTO INIZIA IN UN LONTANO FUTURO....

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           Il beep e una vibrazione dello smartwatch stanno segnalando l’arrivo di una videochiamata. Si tratta di un numero sconosciuto, non è associato a nessun contatto. Guardo la faccia materializzarsi sull’apex. È un volto che non mi dice niente, non lo conosco. Però il suo numero ha superato il vaglio della sicurezza, non è stato bloccato. Con uno schiocco delle dita accetto la chiamata, contemporaneamente si attiva il sistema di telepresenza. L’immagine olografica di un bell’uomo anziano viene proiettata sulla parete di fronte alla mia scrivania. «Buonasera, sono il notaio Giulio Della Ragione. Dottoressa Caruso? Antonella Caruso?» chiede una voce dal tono molto professionale. «Sì, sono io» rispondo incuriosita, avvicinandomi alla parete per guardarlo meglio. Un notaio? E che vuole da me? Non mi dà il tempo di chiederglielo che riprende a parlare. «Mi scusi se la disturbo, ma la devo convocare ...

Un incipit che mi piace...da NOVECENTO di Alessandro Baricco

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Suonavamo perché l'Oceano è grande, e fa paura, suonavamo perché la gente non sentisse passare il tempo, e si dimenticasse dov'era, e chi era. Suonavamo per farli ballare, perché se balli non puoi morire, e ti senti Dio. E suonavamo il ragtime, perché è la musica su cui Dio balla, quando nessuno lo vede. Su cui Dio ballava, se solo era negro.

Un incipit che mi piace...IL RACCONTO DI DUE CITTA' di Charles Dickens

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Era il migliore di tutti i tempi, era il peggiore di tutti i tempi, era il secolo della saggezza, era il secolo della stoltizia, era l’epoca della fede, era l’epoca dell’incredulità, era la stagione della Luce, era la stagione delle Tenebre, era la primavera della speranza, era l’inverno della disperazione, avevamo tutto dinanzi a noi, non avevamo nulla dinanzi a noi, andavamo dritti dritti al Cielo, andavamo dritti dritti dalla parte opposta: in breve, il periodo era tanto simile al presente che alcune delle sue più clamorose autorità insistevano affinché se ne parlasse soltanto al superlativo sia nel bene sia nel male.

LA PIOGGIA PRIMA CHE CADA - JONATHAN COE

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"Il tuo tipo di pioggia preferito?" disse Thea. Ricordo che aveva la fronte aggrottata, mentre rifletteva su queste parole, poi annunciò: "Be', a me piace la pioggia prima che cada". Rebecca sorrise della trovata, ma io (in modo molto pedante, suppongo) dissi: "Però prima che cada non è proprio pioggia, tesoro". "E allora cos'è?" disse Thea. E io spiegai: "È solo umidità. Umidità delle nuvole". Thea abbassò gli occhi e si concentrò , ancora una volta, a scegliere i ciottoli sulla spiaggia: ne raccolse due e prese a batterli uno contro l'altro. Il suono sembrava darle piacere. Non mi arresi: "Sai, Thea, non esiste una cosa come la pioggia prima che cada. Deve cadere, altrimenti non è pioggia". Era un principio stupido su cui insistere con una bambina, e mi pentii di aver cominciato. Ma Thea sembrava non avere nessuna difficoltà ad afferrarlo, semmai il contrario - perché dopo qualche minuto mi guardò e s...

IL CREPUSCOLO DEGLI DEI - ENZO BIAGI

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La signora Ribbentrop mi ha scritto che le dispiace, ma in questo periodo non si trova a casa; è quindi impossibile incontrarci. Per due volte suono il campanello della signora Emy Göring; la governante non apre la porta, e affacciandosi a una specie di finestrella mi consente di avviare una monotona e inconcludente conversazione. La signora Göring diffida dei giornalisti; posso, se credo, lasciare un biglietto e accennare alle domande che mi piacerebbe rivolgerle. In questo momento, però, non è proprio a Monaco, dovrebbe tornare, si capisce, ma non si sa quando. Forse la prossima settimana, forse più tardi. La signorina Gudrun Himmler (fa una certa impressione leggere questo nome fra le targhette dei campanelli), dopo una serie di garbati dialoghi telefonici, dichiara lealmente che, tanto, quello che pensa non me lo vuol dire, e allora non c'è ragione che perdiamo del tempo. La madre fa la sarta, e anche lei ha un impiego. Il cameriere di Hitler vive ad Amburgo; si era m...

CHE TU SIA PER ME IL COLTELLO - DAVID GROSSMAN

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    3 aprile Myriam, tu non mi conosci e, quando ti scrivo, sembra anche a me di non conoscermi. A dire il vero ho cercato di non scrivere, sono già due giorni che ci provo, ma adesso mi sono arreso. Ti ho vista l'altro ieri al raduno del liceo. Tu non mi hai notato, stavo in disparte, forse non potevi vedermi. Qualcuno ha pronunciato il tuo nome e alcuni ragazzi ti hanno chiamata "professoressa". Eri con un uomo alto, probabilmente tuo marito. È tutto quello che so di te, ed è forse già troppo. Non spaventarti, non voglio incontrarti e interferire nella tua vita. Vorrei piuttosto che tu accettassi di ricevere delle lettere da me. (Edizioni Oscar Mondadori - traduzione di Alessandra Shomroni)

GLI EROI IMPERFETTI - STEFANO SGAMBATI

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Le cose vogliono essere dette. L'illusione che siamo stati noi a dirle crolla nel momento in cui ci escono di bocca, perfettamente autonome, cullate da una mano di ostetrica troppo sapiente per essere la nostra. Ci usano, sfruttano il nostro apparato fonatorio: solleticano la glottide, si arrampicano sul velo del palato, bussano sui denti, premono contro le labbra e si danno al mondo nella forma di lessemi. Le cose che si sono fatte dire si librano davanti alle nostre facce per farci sapere che ormai è tardi, che non si può tornare indietro. (Edizioni minimum fax, 2014)

LOVE STORY - ERICH SEGAL

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Che cosa si può dire di una ragazza morta a venticinque anni? Che era bella. E simpatica. Che amava Mozart e Bach. E i Beatles. E me. Una volta che mi aveva messo specificamente nel mucchio con tutti quei tizi musicali, le chiesi l'ordine di preferenza, e lei rispose sorridendo: «Alfabetico.» Sul momento sorrisi anch'io. Ora però mi chiedo se nell'elenco io comparivo con il nome – nel qual caso sarei venuto dopo Mozart – oppure con il cognome, perché mi sarei trovato tra Bach e i Beatles. In ogni modo non venivo per primo, il che sarà idiota ma mi secca terribilmente, essendo cresciuto con l'idea che devo sempre essere il numero uno. Eredità di famiglia, capite? Titolo originale: Love Story (1970)

ADDIO E GRAZIE PER TUTTO IL PESCE - DOUGLAS ADAMS

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Lontano, nei dimenticati spazi non segnati sulle carte del limite estremo e poco à la page della Spirale Ovest della Galassia, c'è un piccolo e insignificante sole giallo. A orbitare intorno a esso alla distanza di circa centoquarantanove milioni di chilometri c'è un piccolo, trascurabilissimo pianeta verdazzurro le cui forme di vita, discendenti dalle scimmie, sono così incredibilmente primitive da credere ancora che che gli orologi digitali siano una brillante invenzione. Titolo originale: So Long, and Thanks For All the Fish (1984)

GLI AFFARI DEL SIGNOR GIULIO CESARE - BERTOLT BRECHT

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La strada che ci avevano indicato, stretta e piuttosto ripida, saliva a zig-zag tra gli oliveti che, sostenuti da bassi muretti di pietra, si alzavano a terrazzi dal lago. Era una mattinata serena. Doveva essere l'ora della seconda siesta; nelle piantagioni non vedemmo infatti che pochi schiavi, e da qualche casolare saliva il fumo.    Presto apparve la villa; o almeno brillava in parte tra i ciuffi di olivo. Era posta sul colle, a mezza costa.    Mentre salivo, mi assalì nuovamente il dubbio se il vecchio ci avrebbe realmente consentito di esaminare gli scritti inestimabili. Le lettere di raccomandazione, che il mio Sempronio aveva con sé, non erano davvero di gran peso. Avrei preferito che, sotto il loro peso, egli avesse sudato. Titolo originale: Die Geschäfte des Herrn Julius Cäsar (1957

SOSTIENE PEREIRA - ANTONIO TABUCCHI

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Sostiene Pereira di averlo conosciuto in un giorno d'estate. Una magnifica giornata d'estate, soleggiata e ventilata, e Lisbona sfavillava. Pare che Pereira stesse in redazione, non sapeva che fare, il direttore era in ferie, lui si trovava nell'imbarazzo di metter su la pagina culturale, perché il "Lisboa" aveva ormai una pagina culturale, e l'avevano affidata a lui. E lui, Pereira, rifletteva sulla morte. Quel bel giorno d'estate, con la brezza atlantica che accarezzava le cime degli alberi e il sole che splendeva, e con una città che scintillava, letteralmente scintillava sotto la sua finestra, e un azzurro, un azzurro mai visto, sostiene Pereira, di un nitore che quasi feriva gli occhi, lui si mise a pensare alla morte. Perché? Questo a Pereira è impossibile dirlo.

MEMORIE DI ADRIANO - MARGUERITE YOURCENAR

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  Mio caro Marco, Sono andato stamattina dal mio medico, Ermogene, recentemente rientrato in Villa da un lungo viaggio in Asia. Bisognava che mi visitasse a digiuno ed eravamo d'accordo per incontrarci di primo mattino. Ho deposto mantello e tunica; mi sono adagiato sul letto. Ti risparmio particolari che sarebbero altrettanto sgradevoli per te quanto lo sono per me, e la descrizione del corpo d'un uomo che s'inoltra negli anni ed è vicino a morire di un'idropisia del cuore. Diciamo solo che ho tossito, respirato, trattenuto il fiato, secondo le indicazioni di Ermogene, allarmato suo malgrado per la rapidità dei progressi del male, pronto ad attribuirne la colpa al giovane Giolla, che m'ha curato in sua assenza. È difficile rimanere imperatore in presenza di un medico; difficile anche conservare la propria essenza umana: l'occhio del medico non vede in me che un aggregato di umori, povero amalgama di linfa e di sangue. E per la prima volta, stamane, m...

SCRIVERE - MARGUERITE DURAS

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"Se si sapesse qualcosa di quello che si scriverà, prima di farlo, prima di scrivere, non si scriverebbe mai. Sarebbe inutile."  "Credo che la persona che scrive non abbia nessuna idea di libro, ha le mani vuote, la testa vuota e conosce dell'avventura del libro soltanto la scrittura asciutta e nuda, senza futuro, senza eco, remota, con le sue regole auree elementari: ortografia, senso." Son parole che mi piace galleggino un po' anche qui da me, senza tanti giramenti di palle intorno!

GESU', FIGLIO DELL'UOMO - KHALIL GIBRAN

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    Giacomo, figlio di Zebedia   Un giorno - era di primavera - Gesù si trovava nella piazza del mercato di Gerusalemme e parlava del regno dei cieli alla folla.   Ed Egli accusava gli scribi e i Farisei di disseminare di insidie e di occulte trappole il cammino di quanti anelano al regno, e pubblicamente gridava la sua denuncia.   Tra la folla c'era un gruppo di uomini che difendeva i Farisei e gli scribi; e quegli uomini cercarono di assalire Gesù, e noi con Lui.   Ma Egli li scansò e volse altrove, e cominciò a camminare verso la porta di settentrione della città.   Ci disse: "La mia ora non è ancora giunta. Molte sono le cose che ancora ho da dirvi e molte le opere che ancora devo compiere prima di consegnarmi al mondo."   E c'era gioia nella Sua voce quando aggiunse: "Andiamo verso la terra di settentrione, incontro alla primavera. Venite con me sulle colline, perché l'inverno è passato, e le nevi de...

IN NOME DELLA MADRE - ERRI DE LUCA

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    Glielo dissi il giorno stesso. Non potevo stare una notte con il segreto. Non trascorrerà intero il giorno sulla rottura della tua alleanza. Eravamo fidanzati. Nella nostra legge è come essere sposati, anche se non ancora nella stessa casa. Ed ecco che ero incinta.    La voce del messaggero era arrivata insieme a un colpo d'aria. Mi ero alzata per chiudere le imposte e appena in piedi sono stata coperta da un vento, da una polvere celeste, da chiudere gli occhi. Il vento di marzo in Galilea viene da nord, dai monti del Libano e dal Golan. Porta bel tempo, fa sbattere le porte e gonfia la stuoia degli ingressi, che sembra incinta. In braccio a quel vento la voce e la figura di un uomo stavano davanti a me.    Nellla nostra storia sacra gli angeli hanno un normale corpo umano, non li distingui. Si sa che sono loro quando se ne vanno. Lasciano un dono e pure una mancanza. Neanche Abramo li ha riconosciuti alle qurce di Mamre, li ha pr...

IL SIGNORE DEGLI ANELLI - J. R. R. TOLKIEN

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Quando il signor Bilbo Baggins di Casa Baggins annunziò che avrebbe presto festeggiato il suo centoundicesimo compleanno con una festa sontuosissima, tutta Hobbiville si mise in agitazione. Bilbo era estremamente ricco e bizzarro e, da quando sessant'anni prima era sparito di colpo, per ritornare poi inaspettatamente, rappresentava la meraviglia della Contea. (Edizioni Bompiani - traduzione di Elémire Zolla)

IL VENDITORE DI STORIE - JOSTEIN GAARDER

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La mia testa ribolle. È come un gorgoglio di centinaia e centinaia di nuove idee. Continuano incessantemente a sgorgare. Fino a un certo punto è forse possibile controllare i pensieri, ma difficilmente si riesce a non pensare. L'animo ribolle di idee stravaganti; non arrivo neppure a fissarle che subito vengono rimpiazzate da nuove idee. Non riesco a evitare che i pensieri si confondano. Raramente sono in grado di ricordare quello che ho pensato. Prima che arrivi a riflettere su un'ispirazione, succede sempre che questa si trasformi in un'idea ancora migliore, ma anch'essa talmente evanescente nella sua essenza che mi devo sforzare di metterla al riparo dalla vulcanica eruzione di trovate sempre nuove... (Edizioni Longanesi - traduzione di Giovanna Paterniti)

KITCHEN - BANANA YOSHIMOTO

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Non c'è posto al mondo che io ami più della cucina. Non importa dove si trova, com'è fatta: purché sia una cucina, un posto dove si fa da mangiare, io sto bene. Se possibile le preferisco funzionali e vissute. Magari con tantissimi strofinacci asciutti e puliti e le piastrelle bianche che scintillano. Anche le cucine incredibilmente sporche mi piacciono da morire. Mi piacciono col pavimento disseminato di pezzettini di verdura, così sporche che la suola delle pantofole diventa subito nera, e grandi, di una grandezza esagerata. Con un frigo enorme pieno di provviste che basterebbero tranquillamente per un intero inverno, un frigo imponente, al cui grande sportello metallico potermi appoggiare. E se per caso alzo gli occhi dal fornello schizzato di grasso o dai coltelli un po' arrugginiti, fuori le stelle che splendono tristi. Siamo rimaste solo io e la cucina. Mi sembra un po' meglio che pensare che sono rimasta proprio sola. (Edizione Economica Universale ...

BEATI COME RANE SU UNA FOGLIA DI NINFEA - TIM ROBBINS

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Ore 16 Il giorno in cui la Borsa casca dal letto e si rompe la schiena è il peggiore della tua vita. O così credi. Non è il peggiore della tua vita, ma tu pensi che lo sia. E quando dai voce a quel pensiero, lo fai con convinzione e con un minimo di abbellimento retorico. "Questo è il giorno peggiore della mia vita", dici, mentre lasci cadere una nocciolina salata nel tuo Martini doppio - in giorni migliori, bevi vino bianco - e la guardi andare a fondo. Scende a spirale più lentamente, con tanto più garbo delle tue fortune personali, le graziose bollicine di gin che si raccolgono intorno alla nocciolina in netto contrasto con i groppi, le lappole e le spine che si stanno attaccando al tuo cuore. Titolo originale: Half Asleep in Frog Pajamas (1994) (Edizioni Baldini&Castoldi - traduzione di Hilia Brinis)

BAOL - STEFANO BENNI

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  16 giugno 1991, città di T. È una tranquilla notte di Regime. Le guerre sono tutte lontane. Oggi ci sono stati soltanto sette omicidi, tre per sbaglio di persona. L'inquinamento atmosferico è nei limiti della norma. C'è biossido per tutti. Invece non c'è felicità per tutti. Ognuno la porta via all'altro. Così dice un predicatore all'angolo della strada, uno dall'aria mite, di quelli che poi si ammazzano insieme a duecento discepoli. Ce n'è parecchi in città. Dai difensori dei diritti dei piccioni alla Liga Artica. Siamo una democrazia. Ogni tanto, sul marciapiede, si inciampa in qualcuno con le mani legate dietro la schiena. Forse la polizia lo ha dimenticato la notte prima. Ho guardato in alto, oltre le insegne illuminate e, obliqua su un grattacielo, c'era la luna. Le ho detto: Cosa ci fa una ragazza come te in un posto come questo? (Edizioni Feltrinelli, 1990)