PREMESSA AL LIBRO




Claudio Tolomeo (uno dei più importanti astrologi della storia) nella sua opera più famosa il Tetrabiblos così scriveva:
Quattro sono i tempi dell’anno: primavera, estate, autunno e inverno.
La primavera abbonda in umidità, che si diffonde quando il freddo inverno è passato e inizia il calore.
L’estate abbonda in calore per la vicinanza del Sole al nostro punto verticale.
L’autunno abbonda in secchezza per il riassorbimento degli umori che segue alla stagione calda.
L’inverno abbonda in freddo, giacché il Sole si trova nel punto più lontano dal nostro vertice.”.
Dei quattro umori,  il caldo e l’umido sono generativi ed attivi e per le loro virtù ogni cosa cresce e attecchisce. I due rimanenti, il secco e il freddo, sono distruttivi e per le loro virtù ogni cosa si risolve e deperisce. Dunque, delle quattro qualità, due (umido e caldo) sono generative e feconde, mentre le altre due (freddo e secco) sono orientate a consumare ed a concludere il ciclo.
Metaforicamente, quindi, ogni stagione può essere vista come una delle quattro fasi della vita umana: “La prima età di tutti gli esseri viventi abbonda, non diversamente dalla primavera, dell’essenza umida ed è tenera e molle; la seconda età, che giunge fino al culmine del vigore, abbonda in calore come l’estate; la terza, che già sfiorisce ed è l’inizio del declinare, abbonda in secchezza al pari dell’autunno; l’ultima, infine, prossima alla dissoluzione, abbonda in freddo come l’inverno”.
Non so se mio padre nello scrivere la poesia “Le stagioni del poeta”, sia stato in qualche modo influenzato dalle conclusioni a cui era arrivato Tolomeo.
Quello che so è che per dare un filo logico alle poesie che avevo scelto – cosa che tra l’altro non è stata facile data la copiosa produzione a disposizione –  dovevo farmi guidare da questa poesia.
Seguendo le rime de “Le stagioni del Poeta”, ho diviso la raccolta in quattro parti, in ognuna delle quali le poesie risultano accomunate dalla stagione metaforicamente vissuta in quel momento da Giuseppe Carullo.
E così, la raccolta si disvela al lettore al ritmo delle quattro stagioni…
Nel verde incanto della Primavera, la stagione tenera e molle della gioventù, il cuore del poeta palpita di poesia per Napoli, per i suoi bellissimi luoghi, per i suoi personaggi.
Nella fremente Estate, travolto dalla stagione calda, il poeta cerca a sera bocche accese  e ogni sua rima è un canto all’Amore.
Nel grigio Autunno, iniziata la stagione della nostalgia, il poeta pensa al passato e ritrova lacrime sincere.
All’arrivo dellInverno, la stagione fredda dei rimpianti, il poeta affida ai sogni l’ansia di colorare gli ultimi suoi canti.
E quando il ciclo delle stagioni sta per concludersi, il poeta – oramai vecchio e stanco pur sentendo avvicinarsi il momento della dissoluzione, scrive gli ultimi suoi versi.  
Riflessi.
Prima del freddo abbraccio della notte fonda.


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