PASSEGGIANDO PE TULEDO
Avrete notato sicuramente anche voi, miei cari concittadini, che negli ultimi tempi la passeggiata per via Toledo è accompagnata dagli inconfondibili odori della gastronomia napoletana. Su quel percorso di 1200 metri - tracciato nel 1536 per ordine del Vicerè spagnolo Pedro Alvarez de Toledo su una linea che corrisponde esattamente alla meridiana di Napoli, sicché a mezzogiorno si pone in perfetta congiunzione col sole e risulta totalmente illuminata dai raggi solari – sono sorte infatti a macchia d’olio (è proprio il caso di dire!) tantissime botteghe dedite alla preparazione di stuzzicanti cibi take-away, per lo più “fritti”, pronti quindi per essere consumati in modalità “slow” restando in piedi fuori al negozio o passeggiando lentamente per la rinomata strada napoletana.
Qualcuno storce il naso e protesta per la marcata accentuazione che sta assumendo l’aria che si respira per la via dello shopping, effluvi no-stop battezzati come “puzze”, propagati dalle friggitorie che offrono non solo la classica pizza fritta ma anche ogni altra minutaglia alimentare, unta e ghiotta, servita nei "cuoppi", tipici cartocci di carta scura avvolta a forma di cono: dai ciurilli e altre verdurine pastellate, dalle zeppole agli scagliuozzi, e poi panzarotti, arancini, frittatine di pasta, patatine, oltre che paranzelle di pesce dorato e croccante.
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Qualcuno storce il naso e protesta per la marcata accentuazione che sta assumendo l’aria che si respira per la via dello shopping, effluvi no-stop battezzati come “puzze”, propagati dalle friggitorie che offrono non solo la classica pizza fritta ma anche ogni altra minutaglia alimentare, unta e ghiotta, servita nei "cuoppi", tipici cartocci di carta scura avvolta a forma di cono: dai ciurilli e altre verdurine pastellate, dalle zeppole agli scagliuozzi, e poi panzarotti, arancini, frittatine di pasta, patatine, oltre che paranzelle di pesce dorato e croccante.
Per quanto mi riguarda non provo alcun disturbo, anzi, lo ritengo paradisiaco questo mix di odori. Sarà che mi piace tutto ciò che è fritto, essendo stata educata fin da piccola ad apprezzarne il gusto, grazie alla mia mamma che ogni domenica mattina mi faceva mangiare per merenda proprio una “pizzella” fritta. A ripensarci, lo rivedo ancora comparire davanti ai miei occhi e alla mia bocca ingorda quel triangolo di pizza mignon, a volte macchiato qua e la di puntini marrone scuro, segno inconfondibile dell’olio bollente in cui aveva appena terminato di galleggiare!
Evidentemente è proprio questo background infantile che mi fa godere nel vedere la gente mangiare per strada e che questo accada proprio passeggiando per via Toledo, il cuore pulsante di Napoli, non è secondo me un aspetto secondario. Me ne sono convita rileggendo una pagina del “Viaggio in Italia” di Goethe, relativa al suo soggiorno napoletano avvenuto tra il 1786 e il 1788: quello che sta accadendo non è altro che un “gastronomico ricorso storico” e dunque un “percorso obbligato” a cui nessun turista che arriva nella nostra città, per affrontare il suo moderno “Grand Tour", può sottrarsi.
Ecco cosa annotava nel suo diario il famoso scrittore, poeta e drammaturgo tedesco: “vi sono parecchie feste dell'anno, soprattutto quelle di Natale, che sono rinomate come giorni di banchetto. Tutta Napoli diventa allora un paese di cuccagna per la quale pare che 500 mila uomini si siano messi d'accordo. La via Toledo, e diverse piazze vicine, sono ornate nella maniera più appetitosa. Le botteghe ove si vendono le erbe e dove si mettono in mostra meloni, uva passa e fichi, sono davvero rallegranti. I commestibili sono sospesi in ghirlande sulle strade: si vedono delle grandi corone di salsicce derrate e legate con nastri rossi, e i tacchini portano tutti sul sedere una banderuola rossa. Assicuravano che se n'erano venduti 30.000, senza contare quelli ingrassati particolarmente nelle case. Inoltre un gran numero di asini carichi di erbaggi, di capponi, di capretti percorrono la città e il mercato, e i mucchi di uova che si vedono qua e la formano una massa che non si saprebbe immaginare così grande. E non basta che tutto questo sia divorato: ogni anno un ufficiale di polizia percorre la città a cavallo, accompagnato da un trombettiere, e annunzia in tutte le piazze e i crocchi, quante migliaia di buoi, di vitelli, di capretti, di agnelli, di maiali i napoletani hanno consumato. Il popolo presta orecchio e si rallegra smodatamente su quei grossi numeri: ognuno si ricorda, con soddisfazione, la parte che ha avuto in tale godimento...”
In queste ultime parole vi è la sintesi di quello che provo quando vedo la gente mangiare passeggiando per via Toledo: la soddisfazione di far parte di un godimento collettivo, poiché ora come allora l’individuo cerca in ogni ambito della vita una specifica identità e la percezione dell’identità di un territorio, attraverso le sue tradizioni gastronomiche, favorisce un sentimento di appartenenza, di conoscenza profonda che pare ormai imprescindibile non solo per l’abitante di Napoli, ma anche per il visitatore e il turista.
E’ la nostra storia che frigge per via Toledo, e dunque che oggi il marketing sia diventato gustoso e sensoriale lo trovo un bene, sempre che la passeggiata gastronomica per via Toledo sia condita anche dalla curiosità di scoprire di quali grandi bellezze artistiche è impregnata la nostra città.
Così era nel passato, così è nel presente, e così sarà nel futuro, ci potete scommettere!
In quel lontano futuro dove, nel mio immaginario, anche il primo personaggio che si incontra leggendo "Chi ama non dimentica” (Robin edizioni) prima di recarsi nello studio del notaio Giulio Della Ragione, ubicato proprio a Via Toledo, non potrà certo resistere dal gustarsi una magnifica pizza fritta! D'altronde, e non a caso, si chiama come me.
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